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AUTOTUNE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE (AI): CI DOBBIAMO PREOCCUPARE?

Season 1 Episode 5

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Ne abbiamo viste di tutti i colori circa l'evoluzione degli strumenti elettronici che davano un condimento diverso al titolo: dal pianoforte ai sintetizzatori, dal beatmaking al distorsore per le chitarre elettriche.

Strumenti che, come il tempo in cui si scoprivano , venivano accolti con riluttanza.

Anche l'autotune , strumento oggi diventato abitudinario, venne ricevuto allo stesso modo. Ma qualcuno, allora,  se ne infischiò lanciando qualcosa di nuovo che il passato ci restituisce ancora oggi.

Era il 1998 quando Cher e la sua Believe scalavano le vette delle classifiche  segnando un cambio di passo nel mondo della musica.

Un cambio di passo che oggi si ripresenta con l'Intelligenza artificiale.

Ma perché questo preoccupa più di altro?

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Mentre Lisbona, una delle città più caratteristiche del nostro continente, subisce una trasformazione importante proiettandosi verso il futuro ospitando l'esposizione Mondiale 1998, il 19 ottobre dello stesso anno, il mondo della musica si ferma ad osservare l'arrivo di un fenomeno mai conosciuto finora. Seppur l'album da cui partirà questa nuova cordata riceverà poi svariate critiche negative definendolo addirittura pacchiano, questo non arresterà il successo mondiale che per alcuni critici musicali viene paragonato a Ray of Light di Madonna, uscito qualche mese prima. Disco d'oro in Finlandia, Brasile, Grecia, Hong Kong e molti altri paesi. E il singolo che diede il via a questa cordata era questo. Otto tune, intelligenza artificiale sono temi che devono preoccupare il mondo della musica. Ma esattamente qual è stata la chiave di questo grande successo? Ciao, sono Giovanni e questo è Uncovered, un podcast autoprodotto e indipendente che parla di musica. Di quello che c'è dietro, e soprattutto, ciò che non ti aspetti. Autotune è un software creato nel 1997 da Andy Hildebrand, un ex ingegnere petrolifero che correggeva automaticamente l'intonazione della voce, funziona rilevando la stessa e la aggiusta alla nota musicale più vicina, in tempo reale o in studio. Fu proprio Cher che col singolo Believe ne sdogano l'utilizzo. Ma seppur Cher era stata criticata allora per l'uso di questa nuova tecnologia, addetta di molti per correggere proprio la sua voce, cosa che è perrà poi smentita perché il fine era solamente quello di inserire un nuovo effetto, quello alla distorsione, oggi sembra che le critiche siano finite, visto l'uso, e se vogliamo, l'abuso che si fa dello stesso. Ma come tutte le nuove tecnologie, anche Autotune ha subito degli aggiornamenti importanti, tanto da portarci sempre di più voci perfette, anche se non si è particolarmente dotati di una preparazione all'uso della voce. Bisogna fare però un netto distinguo tra chi lo utilizza in stile cer, ovvero solo per ottenere un effetto vocale che le corde dell'umano non possono riprodurre, e chi lo utilizza per cambiare completamente la sua voce. Tra gli artisti internazionali che lo usano, c'è Cher per la prima volta, T. Penny, Cany West, Drake, Travis Scott, Future, Lil Wayne, Billy Ellish, Justin Bieber e Lady Gaga. Spere Basta e Galli sono stati i pionieri in Italia a portare questa nuova tecnologia. Seguono poi a ruota Lazza Blanco, Maumud, Capo Plaza, Rose Wilder, e sorprendentemente anche lo stesso Adriano Celentano che appunto utilizzò questo nuovo programma nel 1999. Dall'altra sponda, contro c'è Jay-Z che ha fatto una canzone apposita contro l'abuso di questo correttore della voce, seguito da Christina Aguilera e Mariah Carey e la defunta Whitney Houston. Ancora un tema davvero caldo questo dell'autotune o di questi strumenti che modificano la voce, c'è chi lo vede come un aiuto creativo utile e che come un modo per nascondere le mancanze vocali. In fondo, però, è uno strumento come altri, simile alla distorsione sulla chitarra elettrica. Ma c'è un altro concorrente che sempre di più sta modificando il mondo e l'industria della musica, l'intelligenza artificiale. Chiamandola in italiano l'intelligenza artificiale, ovvero statistica avanzata, sta davvero scuotendo il mondo della musica. Esistono già piattaforme pensate come sono, capaci di generare canzoni intere da poche righe di testo, strumenti per clonare le voci e software sempre più sofisticati per la produzione. Stefano Mastruzzi, direttore del St. Louis College of Music, dice che l'AI di per sé non è un problema, è uno strumento. Il vero rischio è che chi non ha competenze musicali lo utilizzi come scorciatoia, condannandosi alla mediocrità. Un grande artista invece può usarla per andare oltre i propri limiti. È un tema molto dibattuto che pone un'altra questione: ma come le piattaforme streaming hanno risposto a questo fenomeno? Dei contenuti creati artificialmente, Spotify li tratta tecnicamente come qualsiasi altra registrazione, ma da qualche tempo impone che i metadati rappresentino accuratamente la paternità e che i brani non vadano ad imitare le melodie protette da copyright. Deezer, invece, è la piattaforma che ha affrontato il problema più apertamente. Pensate che solo nel 2025 è arrivato qualcosa come 13, milioni di tracce create con l'IA, scoprendo che l'85% degli stream con questa tecnologia erano fraudolenti. Apple Music invece ha utilizzato delle linee guida diverse. Oltre al punto in comune che ha con Spotify di rivendicare la paternità attraverso i metadati e di non imitare delle melodie già esistenti, ha scelto di valorizzare la qualità audio come discriminante, dando più peso monetario ai brani mixati con tecnologia Dolby Atmos, una scelta che avvantaggia la produzione professionale rispetto a quelle create da l'A. C'è da dire che la tecnologia ha da sempre cambiato la musica dal pianoforte all'amplificatore, dai sequencer, al beatmaking, ai sintetizzatori, ma questi erano strumenti che non modificavano la propria voce, aggiungevano solo valore al titolo. Oggi il musicista deve padroneggiare davvero anche mixing, recording, programmazione e molte altre. Ma l'intelligenza artificiale può essere anche una buona risorsa, perché, a quanto pare, a detta di molti addetti ai lavori, nasceranno nuove figure professionali legate appunto a questa nuova tecnologia, analisti di dati musicali, esperti di etica e copyright, formatori specializzanti. In sintesi, la creatività dovrebbe rimanere umana e la tecnologia, solo un mezzo starà l'artista a poi saperla usare con consapevolezza. Ma questo sposta il quesito su un altro tema. Quando è che il merito dietro a un lungo lavoro di preparazione della propria voce di tutto quello che c'è dietro per portarci sempre nuovi titoli, anche semplicemente da parte dei tecnici che montano, mixano e quant'altro e sarà davvero valorizzato. È un tema con cui presto dovremmo farci conti e arriverà una probabile rivoluzione da questo punto di vista. Quello che si spera è che tutto questo rimanga sempre umano: Ancover termina qui. Grazie come sempre di aver dato spazio nella vostra vita a questo podcast, se volete, ci ritroviamo qui nella prossima puntata.